Caccia all’anima – Giancarlo Tarozzi e/o Maria Rosa Greco

Nelle culture sciamaniche di tutto il mondo la Caccia all’anima (o Psiconavigazione) viene utilizzata da circa 30.000 anni per guarire i principali traumi dell’esistenza.

Esperienze traumatiche o alienanti provocano, secondo gli sciamani, la “perdita” di parti della propria anima con conseguenti scompensi a livello emozionale, psicofisico e spirituale. Di fronte a eventi dolorosi come incidenti, aborti, maltrattamenti, separazioni, delusioni, violenze una parte di anima si stacca portando con sé il dolore relativo all’esperienza vissuta, facendo perdere all’individuo la sua interezza e completezza originaria.

Per le prossime date

Praticando questo antichissimo rituale si lavorerà per recuperare i frammenti di noi stessi perduti in momenti fondamentali della nostra esistenza e “riportare a casa” le parti di anima perse in seguito a traumi.

Al termine del training si è in grado di condurre la Caccia per se stessi, con l’aiuto del proprio Animale di Potere (incontrato durante un rituale nel corso della prima Caccia), che diventerà un prezioso alleato ed una guida nei viaggi sciamanici che in seguito si effettueranno in quelle che oggi potremmo chiamare dimensioni parallele.

La Caccia all’Anima è un’esperienza profonda, intensa, da sentire e vivere con tutti i sensi e le facoltà percettive, fisiche e sottili.

È una tecnica semplice, dall’apprendimento immediato, ed è una sensazione indimenticabile la prima volta che si sente una di tali parti di anima “rientrare”: si percepisce realmente una forma di reintegrazione, di recupero e se ne esce arricchiti interiormente.

Parti del nostro bambino magico, dell’adolescente, dell’adulto rientrano a far parte di noi.

Al termine del lavoro ci si accorge di essere più consapevoli e si inizia a vivere nel momento presente, in armonia nel corpo, nella mente e nella propria dimensione spirituale.

Secondo gli sciamani la differenza fondamentale tra Caccia all’Anima e terapia psicologica è che quest’ultima lavora sulle parti di noi che sono rimaste, mentre la prima reintegra gli aspetti mancanti.

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